Searching On Crest of a Wave© totally_shuttered
Com'è grande il mondo alla luce delle lampade, e come è piccolo agli occhi del ricordo.
Charles Baudelaire
Bisogna avere ancora un caos dentro di sè per partorire una stella danzante.
Searching On Crest of a Wave© totally_shuttered
Com'è grande il mondo alla luce delle lampade, e come è piccolo agli occhi del ricordo.
Charles Baudelaire
"Che ci piaccia o no, siamo noi la causa di noi stessi.
Nascendo in questo mondo, cadiamo nell'illusione dei sensi; crediamo a ciò che appare.
Ignoriamo che siamo ciechi e sordi. Allora ci assale la paura e dimentichiamo che siamo divini,
che possiamo modificare il corso degli eventi, persino lo Zodiaco."
Giordano Bruno

Ryanair, la compagnia aerea low cost, cesserà di operare temporaneamente le rotte domestiche da/per le 10 basi italiane, Alghero, Bari, Bologna, Brindisi, Bergamo-Orio al Serio, Pescara, Pisa, Roma (Ciampino) e Trapani, a partire da sabato 23 gennaio 2010. Lo annuncia la compagnia irlandese. La decisione, unilaterale, è stata presa "in seguito all'ingiunzione sollevata da Ryanair contro le ordinanze dell'Enac, che obbligano Ryanair ad accettare svariate e non sicure forme di identificazione per i passeggeri che viaggiano sulle rotte domestiche di Ryanair, anche se questi documenti di identità sono costituiti da niente più che licenze di pesca", un documento di riconoscimento valido nel territorio italiano.
Per Ryanair "l'ordinanza dell'Enac minaccia di arrestare il personale dell'handling, se si rifiuta di far viaggiare i passeggeri con forme di identificazione non consentite comprese patenti di guida, badge lavorativi o licenze di pesca italiane. Dal momento che queste altre forme di identificazione non hanno soddisfatto gli standard internazionali di sicurezza, il solo risultato delle ordinanze dell'Enac sarà quello di ridurre la sicurezza dei passeggeri di Ryanair e dei voli sulle rotte domestiche italiane".
Vorrei poter mettere lo spirito del Natale all'interno di un barattolo e poterlo tirare fuori mese per mese, poco alla volta.
Harlan Miller
![]()

In Islanda si trova un bizzarro edificio, probabilmente l’unico al mondo di questo genere: parliamo del Museo Fallologico Islandese più conosciuto però come museo del pene. La fallologia è una scienza antica, e Sigurður Hjartarson, un ex insegnante di storia di Reykjavík, è il fondatore e attuale direttore del Museo, che nelle sue sale espone più di duecento peni e parti di pene, appartenenti a tutti i mammiferi terrestri e marini, tra cui un pene di balena (foto sopra). Ma si possono ammirare anche campioni più folcloristici come i presunti membri di elfi, troll, mostri marini, e così via, e naturalmente anche creazioni artistiche che hanno per soggetto il pene.
Purtroppo il museo non ha ancora un modello di pene di Homo Sapiens, ma nell’interesse di far progredire la scienza fallologica, un mecenate, tale Páll Arason di anni 94, ha dichiarato che donerà il suo pene al museo, ma presumibilmente solo dopo la sua morte.
Diane de Poitiers, l'amante del re Enrico II, è stata uccisa dalle eccessive dosi di oro ingerite - il tossicologo Joel Poupon spiega: «Altamente tossico in grandi quantità il metallo porta ad un calo immunitario, ad un'insufficienza renale e all' anemia - Nelle sue lettere Diana scriveva spesso che era malata»
Quando i miracoli del botox erano ancora ignoti Diane de Poitiers, l’amante del re Enrico II, di 20 anni più giovane, rincorreva l’eterna giovinezza bevendo infusi d’oro e mercurio. La ricetta, che le fu consigliata dagli alchimisti del tempo, fece per anni di Diana la più bella del regno di Francia, ma finì anche con l’avvelenarla. Che Diana abbia esagerato nelle dosi per conservare una pelle di porcellana e un incarnato invidiabile che stupiva sempre più col passare del tempo, lo ha rivelato uno studio recente condotto dai ricercatori dell’ente degli ospedali di Parigi.
I dettagli sono stati pubblicati dal Bristish Medical Journal e li ricorda il quotidiano Le Parisien. L’equipe di Philippe Charlier, specialista nella ricerca paleopatologica, ha analizzato le spoglie della bella Diana, morta a 66 anni nel 1566, riesumandone più di un anno fa il corpo sepolto nel cimitero di Anet, nel nord della Francia. Le analisi biologiche su alcune ossa e tessuti del cranio hanno permesso di individuare le tracce del metallo «in quantità 500 volte superiori al normale», ha spiegato il tossicologo Joel Poupon, dell’ospedale Laribosiere di Parigi.
L’analisi di un capello ha poi confermato i risultati e le dosi massicce di oro ingerite dalla bella Diana. «Altamente tossico in grandi quantità – spiega Poupon - il metallo porta ad un calo immunitario, ad un’insufficenza renale e all’ anemia. Nelle sue lettere – continua – Diana scriveva spesso che era malata». Quella tinta color del latte, tanto invidiata dalle contemporanee, era dunque segno «della lenta intossicazione» che l’ha uccisa.
Dal 2015 Hong Kong e Macao saranno più vicine: in Cina sono iniziati i lavori per la realizzazione del più lungo ponte sul mare al mondo; complessivamente 50 chilometri, di cui 35 sospesi sull’acqua e 5,5 immersi in un tunnel sottomarino
Dal 2015 Hong Kong e Macao saranno più vicine: in Cina sono iniziati i lavori per la realizzazione del più lungo ponte sul mare al mondo; complessivamente 50 chilometri, di cui 35 sospesi sull’acqua e 5,5 immersi in un tunnel sottomarino. Le gigantesche parti della costruzione sono tutte prefabbricate e verranno assemblate in loco. Il ponte, che collegherà Zhuhai, Hong Kong e Macao avrà sei corsie e promette di resistere a uragani e terremoti. Costo: 7,6 miliardi di euro.
L’opera faraonica unirà il delta del fiume delle Perle con le due provincie cinesi di Hong Kong e Macao, oggi regioni amministrative speciali della Repubblica Popolare. Sarà il più lungo del mondo nel suo genere. Per la costruzione sono previsti, come sempre nel Paese, tempi rapidi: entro il 2015. La costruzione a forma di Y avrà una lunghezza complessiva di 50 chilometri, 35 dei quali sospesi sull’oceano Pacifico. Le spese saranno suddivise in parti uguali tra i tre governi di Cina, Hong Kong e Macao. L’opera è colossale: ai 5,5 chilometri del tunnel sottomarino si aggiungeranno alle due parti finali delle isole artificiali di collegamento.
L’autostrada presente sul viadotto sarà a sei corsie e in grado di sopportare venti fino a 201 chilometri orari. Inoltre: potrà resistere a terremoti fino a una magnitudo 8 su scala Richter, ha spiegato il responsabile del progetto, Zhou Yongling, all’agenzia di stampa cinese Xinhua. I piloni raggiungeranno un’altezza di 170 metri. Il ponte verrà realizzato soprattutto per gli indubbi vantaggi economici che porterà con sé: è parte di un piano statale della Cina che vuole spingere la regione orientale ad un’importante crescita economica entro il 2020.
Tuttavia: il mega progetto si scontra con le associazioni ambientaliste che mettono in guardia dai devastanti effetti che la sua costruzione avrà sugli ecosistemi della zona. Secondo quanto riporta il britannico Guardian il Wwf ha avvertito delle conseguenze negative che i lavori avranno su alcune specie marine e vegetali, tra queste il raro delfino bianco cinese presente nel Delta del Fiume delle Perle.
La Cina ha inaugurato a maggio dello scorso anno il ponte di Hangzhou Bay, il viadotto di 36 chilometri che collega Shanghai e la metropoli industrializzata di Ningbo. Costruito in cinque anni (con otto mesi di anticipo) è attualmente il secondo ponte sul mare più lungo del mondo. Il ponte marittimo più lungo al mondo è invece quello di Lake Pontchartrain Causeway (38,4 km) che si trova a New Orleans, negli Stati Uniti, ultimato nel 1969. Il ponte in assoluto più lungo è il Bang Na Expressway (54 chilometri) nella capitale thailandese di Bangkok.
Da quando Bin Laden ci fa mancare i suoi
videomessaggi dalla caverna e anche Al Zarqawi
ci ha lasciati, dobbiamo accontentarci.
L’altroieri, rinverdendo la tradizione avviata nel
’94 col vhs della discesa in campo con calza
incorporata, il cavalier Berlusconi è tornato a parlarci a
distanza, ma soltanto in audio: per rivederlo anche in
video in tutta la sua beltà occorre attendere le
operazioni di restauro programmate per i prossimi
giorni in una clinica svizzera, a causa del cedimento
strutturale del lifting causato dallo scriteriato di piazza
Duomo, che ha trasformato il volto del Divino Amore
in un quadro cubista. Buona comunque l’idea di
invitare i fans a donare agli amici per Natale una tessera
del Pdl (per i primi dieci è prevista anche una tessera
P2 in offerta speciale). La prima, la Numero Uno
versione gold, spetta comunque di diritto a Massimo
Tartaglia. E il videomessaggio natalizio sta diventando
contagioso, tant’è che ieri ne ha inviato uno –
disponibile sul sito del Consiglio regionale della
Campania – anche Sandra Lonardo Mastella, confinata
nell’esilio romano da quando i giudici di Napoli hanno
disposto di non farla avvicinare alla sua regione, onde
evitare che faccia altri danni. Dall’umile cubicolo sotto
un ponte del Tevere, affiancata da un albero di Natale,
la statista ceppalonica si è rivolta ai suoi numerosi
sostenitori, orfani inconsolabili della sua presenza da
ormai un paio di mesi. Ed è stata una gioia per tutti
scoprirla in piena salute: un portavoce l’ave va
addirittura descritta come prossima alla fine (“Sta
malissimo, temiamo un nuovo caso Tortora”), ma
fortunatamente era male informato. “Vivo una
condizione davvero drammatica, esiliata dalla mia
terra, ma quest’esperienza mi sta dando tanto in
termini di crescita”, ha rivelato l’illustre esule col metro
in mano. Poi ha annunciato che andrà alla messa di
Natale e lì “pregherò per tutti, anche per la Campania
alla quale ho sempre dato molto”. Per la verità, secondo
la magistratura, avrebbe anche preso qualcosina, ma
questo la signora ha omesso di rammentarlo. In ogni
caso, per sottrarla all’assedio dei fans, la chiesa
prescelta per il presepe sannitico verrà transennata e
presidiata dalla forza pubblica. “Vorrei dire ai campani
e ai beneventani – ha poi annunciato lady Mastella –
che sono una persona perbene e ho sempre fatto tutto
nel rispetto delle regole”. Per esempio quando tentò di
cacciare il direttore generale dell’ospedale di Caserta,
Luigi Annunziata, che osava rifiutarsi di nominare
primari targati Udeur. Particolarmente ambìto un posto
di ginecologo: com’è noto, tutte le puerpere campane
pretendono di partorire dinanzi a un medico
dell’Udeur, altrimenti non se ne fa nulla. “Da quanto
non vedi Annunziata, quello di Caserta?”, domandava la
statista al consuocero Carlo Camilleri in una celebre
intercettazione. E lui: “Da ieri mattina. Mi ha detto: ‘Ma
perché stanno tutti contro di me? Io sono stato sempre
a disposizione’”. E lei, amorevole come sempre: “Ti
dice delle cazzate perché non è vero... Per quanto mi
riguarda lui è un uomo morto! E lo è anche per mio
marito. Quindi per cortesia tenetevene alla larga”.
L’assessore regionale alla Sanità, Angelo Montemarano,
ha confermato tutto in Procura: “Ho ricevuto
un’informale richiesta da Sandra Lonardo di revocare
l’incarico al direttore generale”. E il gip di Napoli ha
concluso: “Emerge in maniera evidente che la presenza
di Annunziata al vertice dell’ospedale era stata
predisposta al solo fine di assicurare il futuro
inserimento in quella struttura pubblica di persone
vicine al partito, a prescindere dalla professionalità”.
Lei però ribadisce di aver “fatto tutto nel rispetto delle
re go l e ”. Le sue. Lo struggente videomessaggio si
chiude con una minaccia al popolo campano, peraltro
già molto provato: “Ci rivedremo presto”. E con un
sibillino avvertimento: “Il tempo è galantuomo”.
Infatti, almeno lui, non è iscritto all’U d e u r.
M ercoled ì 23 dicembre 2009
Quello atomico-ottico realizzato dai ricercatori del National institute of standards and technology degli Stati Uniti utilizzando un singolo ione di mercurio, fibre ottiche non lineari e un laser a impulsi di un femtosecondo (un millesimo di milionesimo di milionesimo di secondo). Questo orologio non sgarrerà neanche di 1 secondo nei prossimi 4,5 miliardi di anni, cioè fino alla fine del mondo! Ad oggi gli orologi atomici più precisi, come l’americano Nist F-1 al cesio, erano “garantiti” per 20 milioni di anni.
Femtobattiti. Il nuovo “Big Ben” atomico ha un solo difetto: misura unità di tempo talmente brevi che è molto difficile tenerne il conto. Per questo sono allo studio contatori superveloci che riescano a “scandire” i femtosecondi.

A parte l'uomo, tutti gli animali sanno che lo scopo principale della vita è godersela
Samuel Butler
Anche quest’anno “Io Donna” ha stilato la classifica delle 100 donne che hanno fatto la storia del 2009. L’insolita graduatoria è per dimostrare, tante volte ce ne fossimo dimenticati, che le donne non hanno certo alcun motivo per non sentirsi alla pari degli uomini, anzi.
Vediamo alcune delle donne che hanno fatto la storia del 2009. A primo posto c’è Angela Merkel, in vetta in tutte le classifiche internazionali, unica donna in grado di gestire da sola il comando del suo paese.
Al secondo posto Connie Hedegaard, ministro dell’ambiente che ha portato la Danimarca nella green economy e ha siglato un importante accordo con l’India sulle energie rinnovabili.
Al terzo posto Aung San Suu Kyi, icona della non-violenza, eroina birmana contro il governo cinese.
Ai piedi del podio ci sono Neda Agha Soltan, l’angelo iraniano uccisa a Teheran lo scorso 10 giugno e Hilary Clinton che, anche se non è diventata Presidente degli Stati Uniti, mostra perfettamente la sua grinta e la sua determinazione come Segretario di Stato. Tra le italiane, invece, troviamo Rosy Bindi, la scienziata e senatrice Rita Levi Montalcini, Veronica Lario, la nuotatrice Federica Pellegrini e la tennista Flavia Pennetta.
Oltre agli “eroi” più classici, la classifica del settimanale del Corriere propone alcune figure particolari come Stefania Baggi, la maestra milanese che ha ospitato in casa piccoli rom cacciati dal campo o Gina Trapani, l’eroina dei blog che con “Lifehacker” è capace di collezionare oltre 25 milioni di visite al mese.
L’evoluzione non si comporta come un progettista di computer, che punta alla velocità: nel caso del cervello lo sviluppo ha seguito una strada singolare che lo ha portato a diventare sempre più veloce fino allo scimpanzé, ma a rallentare nell’uomo per favorire funzioni più complesse e la nascita del pensiero logico.
La ricerca, coordinata da due italiani, è pubblicata sulla rivista dell’Accademia delle scienze degli Stati Uniti, Pnas. «Potremmo dire che l’evoluzione preferisce i tempi lenti», ha osservato Roberto Caminiti, del dipartimento di Fisiologia e farmacologia dell’università di Roma La Sapienza, che ha coordinato lo studio con Giorgio Innocenti, dell’Istituto Karolinska di Stoccolma. Alla ricerca hanno partecipato inoltre Svezia, Svizzera, Germania e Stati Uniti.
Confrontando i cervelli di macaco, scimpanzé e uomo, i ricercatori hanno scoperto che in ognuna delle specie di primati, le cui linee evolutive si sono separate milioni di anni fa, i due emisferi comunicano tra loro con velocità differenti, a seconda della lunghezza e del diametro delle fibre nervose che li mettono in connessione. Più grosse e corte sono le fibre, più veloce è la conduzione delle informazioni; al contrario fibre sottili e lunghe comportano tempi di trasmissione più lenti. Nel passaggio evolutivo dal macaco allo scimpanzé, nel quale è avvenuto un aumento delle dimensioni del cervello, c’è stato anche un aumento della velocità. Ma contrariamente alle attese, nel passaggio dallo scimpanzé all’uomo non è avvenuta la stessa cosa.
Nel passaggio fra le due specie, spiega Caminiti, «la dimensione del cervello è aumentata enormemente e di conseguenza è aumentata la distanza tra i due emisferi, mentre il diametro delle fibre che mettono in connessione i due emisferi è rimasto invariato». In altre parole, rileva, «l’uomo moderno ha mantenuto un tipo di connessioni tra gli emisferi cerebrali appropriata per un cervello delle dimensioni di un nostro lontano antenato, l’Australopitecus».
L’evoluzione sembra, insomma, aver seguito una strada niente affatto intuitiva, ma forse il rallentamento era l’unica condizione possibile per garantire funzioni complesse come quelle tipiche del cervello umano. Tanto che i ricercatori hanno osservato che le aree sensoriali e motorie comunicano con maggiore velocità rispetto alle aree associative, comparse più tardi nell’evoluzione e ritenute responsabili delle funzioni più complesse della mente umana.
Il presidente del Venezuela Chavez ha ribattezzato le cascate più alte al mondo“Kerepakupai Meru”, loro nome indigeno. Perché “sono proprietà indigena, nostra, aborigena”.
Il Salto dell’Angelo è la cascata più alta del mondo, si trova in Venezuela e precisamente nella regione di Canaima. La leggenda di questa cascata narra che il suo scopritore, Jimmy Angel, un bizzarro ed avventuroso pilota americano che, mentre sorvolava con il suo monoposto nel 1937 la regione venezuelana, l’aereo entrò in panne e lo costrinse ad un atterraggio di emergenza sul monte Auyantepuy. Illeso, camminò per oltre 10 giorni lungo il Rio Carrao raggiungendo il primo posto abitato. Ancora oggi sulla cima della cascata vi è una riproduzione del celebre aereo che sorvolò il Salto.

La più famosa “celebrity” del decennio Zero, quello che ha aperto il millennio, è forse la stessa che ha vinto quel titolo negli anni ‘90. E chissà, anche negli anni ‘80. E che risponde al nome di Veronica Ciccone, in arte (e per tutto il mondo) Madonna. È lei, rivelano i giornali britannici (che compilano classifiche a ogni piè sospinto, figurarsi alla fine del primo decennio del nuovo millennio), ad aggiudicarsi il titolo. Non basato su sondaggi o interviste a fantomatici “esperti”, ma su un semplice (o quasi) calcolo: il numero di pagine dedicate dalla stampa anglosassone. Per la cronaca (e di sicuro per difetto): 45.633. Divise tra concerti, tour, adozioni a raffica, figli e divorzi.
Sul podio
Secondo, ma staccatissimo (anche a causa di una carriera che ha vissuto alti e bassi), c’è Robbie Williams, fermo a quota 27.976. La sua popolarità è divenuta stellare, dice los tudio, commissionato dalla tv inglese Liv, nel 2005, quando ha pubblicato l’album Intensive Care e ha venduto, in un solo giorno, 1,6 milioni di biglietti per il suo tour mondiale. Eppure Robbie che s’è dovuto giocare la seconda piazza del podio con Britney Spears, che ha fatto scalpore tanto per la sua musica quanto per le sue performances, sul palco, giù dal palco, tra istituti di riabilitazione e parrucchieri. Sono tre cantanti a stravincere la classifica, insomma. Ma attenzione: se si sommassero le pagine dedicate alla coppia Beckham (insieme) con quelle dedicate a David Beckham (modello, trendsetter, testimonial e, ah certo, anche calciatore) e alla moglie Victoria, si sfonderebbe quota 75mila pagine.
Jacko è vivo
A guidare la classifica dell’anno, invece, è Michael Jackson: 6.838 pagine solo quest’anno, concentrate dopo la scomparsa di giugno. Ma il re del Pop aveva accumulato, negli altri “anni zero”, altre 15mila pagine sulla stampa britannica.
Passerà a 109 euro,
dagli attuali 107,50,
il canone Rai per il 2010.
Lo ha stabilito il ministro
dello Sviluppo
economico Claudio
Scajola, firmando il
decreto che consente
alla Rai di avviare la
stampa dei bollettini. Un
aumento che garantirà
all’azienda introiti per 24
milioni di euro. Una
decisione avversata
persino dall’Agcom e dal
Consiglio nazionale per
gli utenti, secondo cui la
maggiorazione era da
evitare, viste anche le
complicazioni e i disagi
dovuti al passaggio al
digitale terrestre.
Dopo tanti cattivi maestri, finalmente è scoccata
l’ora di quelli buoni. I moderati della Lega nord,
quelli che sfilavano con una lapide per il
procuratore di Verona Papalia, quelli dei fucili e
dei kalashnikov, quelli che vietano agli islamici di
pregare nelle loro moschee e poi si sposano con rito
celtico davanti al druido, sciolgono inni all’Amore e
intimano al Pd di liberarsi di quell’estremista di Di
Pietro. Luciano Moggi, condannato dalla giustizia
sportiva e imputato per associazione a delinquere
finalizzata alla frode sportiva, l’uomo che ha trascinato
la Juventus in Serie B condannandola all’irrilevanza per
anni, il braccio destro del dottor Giraudo appena
condannato in primo grado a 3 anni, ecco, un
personaggino di tal fatta pontifica sulla crisi della Juve
iniziata grazie ai suoi maneggi: “Non cacciate Ferrara,
ma la dirigenza”. Gli attuali dirigenti, infatti, hanno il
grave torto di essere incensurati, di non ricorrere al
doping e di non scegliersi gli arbitri à la carte. Dunque
se ne devono andare (Ferrara invece no, perché è un
fedelissimo suo e di Lippi, padre di cotanto figlio, vedi
alla voce Gea). Anche Clemente Mastella, imputato a
Napoli per varie concussioni, abusi e altre quisquilie
assieme alla sua signora e a mezza Udeur, dunque
rappresentante dell’Italia al Parlamento europeo,
monta in cattedra: invece di andare a nascondersi per
quel che è emerso sul suo conto, chiede 10 milioni di
danni all’ex pm De Magistris, reo di averlo inquisito per
i suoi rapporti con i vari Saladino e Bisignani. Sventola,
a riprova della sua innocenza, il decreto di
archiviazione di una gip di Catanzaro, dimenticando
forse quel che ha scoperto la Procura di Salerno: la gip
non aveva ricevuto tutte le carte dell’inchiesta Why
Not necessarie per decidere su di lui; pare infatti che i
pm calabresi ora indagati per aver fatto cacciare De
Magistris e per aver insabbiato parte delle sue indagini
non le avessero trasmesso l’intero fascicolo. Poi ci sono
le lezioncine di Formigoni, al quale stanno arrestando
assessori e amici al ritmo di uno alla settimana: lo
Sgovernatore lombardo spiega che quello squisito
esponente del Partito dell’Amore che è l’a s s e s s o re
Prosperini (“I gay? Garrotiamoli. Ma non con la garrota
di Francisco Franco. Alla maniera degli Apache: cinghia
bagnata legata stretta intorno al cranio. Il sole asciuga il
laccio umido, il cuoio si ritira, il cervello scoppia”) è
stato arrestato per sbaglio, “come Alberto Stasi”. Si
attende la querela di Stasi per l’accostamento. Frattanto
gli avvocati del premier si affannano a escogitare non
una, ma tre leggi ad personam (superlodo Alfano con
turboelica costituzionale, legittimo impedimento
ovviamente illegittimo e processo breve anzi morto)
con l’amorevole collaborazione del duo Violante &
D’Alema. I quali, mentre ribadiscono di essere contrari
alle leggi ad personam per evitare che gli elettori
capiscano, lasciano chiaramente intendere una voglia
matta di immunità-impunità. E seguitano a richiamarsi
alla “Costituzione del 1948”. Si guardano bene dal dire
che il vecchio articolo 68 non prevedeva alcuna
immunità automatica, ma solo la possibilità che il
Parlamento bloccasse eventuali inchieste viziate da
fumus persecutionis, nei casi rarissimi, eccezionali di
magistrati animati da intenti persecutori contro
esponenti dell’opposizione per reati politici. Mai ai
Padri costituenti, quelli veri, era venuto in mente di
proteggere i capi di governo da sacrosante inchieste
per reati comuni. Ora c’è solo un piccolo ostacolo,
sulla strada dell’inciucione: gli eventuali elettori del Pd,
animati da quella che D’Alema chiama “la cultura
azionista che non ha mai fatto bene al paese”. Non ce
l’ha, si capisce, con gli azionisti Mediaset o Telecom:
quelli gli son sempre piaciuti un sacco. Ce l’ha con il
Partito d’azione dei Parri, Luss, Rosselli, Galante
Garrone, Bobbio, Mila, Casalegno, Sylos Labini. Cattivi
maestri che parlavano di questione morale. Tutti
pericolosamente incensurati. Gentaglia.
Martedì 22 dicembre 2009
Dopo il Pallone d'Oro il geniale argentino del Barcellona, reduce dal successo nel Mondiale per club, è stato premiato quale miglior giocatore del 2009. Il premio Fifa World Player al femminile è stato assegnato alla brasiliana Marta.
Grande doppietta per Lionel Messi: dopo il Pallone d’Oro, il fantasista argentino del Barcellona si è aggiudicato anche il Fifa World Player.
Lionel Messi, che tre settimane fa aveva vinto il Pallone d’Oro, succede a Cristiano Ronaldo. Messi si è quindi aggiudicato anche il riconoscimento assegnato da ct e capitani delle nazionali a coronamento di un’annata fantastica per sè e per il Barcellona: i blaugrana, battendo sabato l’Estudiantes ad Abu Dhabi, hanno infatti conquistato il Mondiale per club, sesto titolo stagionale.
"Ringrazio chi mi ha votato e condivido il premio con la mia squadra: finisco nel migliore dei modi un anno magnifico", ha detto Messi.
Tra le donne, durante il gala di Zurigo, è stata invece nominata per il quarto anno consecutivo la brasiliana Marta, che gioca negli Stati Uniti con i Los Angeles Sol.
È stato Cristiano Ronaldo ad aggiudicarsi il "Premio Puskas", istituito dalla Fifa per eleggere il gol più bello tra il luglio del 2008 e il luglio del 2009.
La rete del fuoriclasse portoghese, realizzata in Porto-Manchester United 0-1 (Champions League, 15 aprile 2009), è stata la più votata dai visitatori di "Fifa.com" tra le 10 "finaliste". Infine, non ci sono italiani nella squadra dell’anno "Fifa- FIFPro", l’assocalciatori internazionale.
Erano sette i calciatori nostrani in corsa: gli juventini Buffon, Cannavaro, Chiellini e Grosso, i milanisti Nesta e Pirlo e il romanista De Rossi.
Questo invece l’11 ideale del 2009, votato dagli oltre 50 mila giocatori di tutto il mondo: Iker Casillas; Terry, Vidic, Ferdinand, Dani Alves; Xavi, Iniesta, Gerrard; Messi, Cristiano Ronaldo, Fernando Torres.
"Vivere nel mondo di oggi ed essere contro l'uguaglianza per motivi di razza o colore è come vivere in Alaska ed essere contro la neve."
W. Faulkner
Il 21 dicembre è una data speciale, sul calendario. Avviene, infatti, il Solstizio di Inverno… cioè la notte più lunga ed il giorno più breve dell’anno. Dal 22 dicembre, minuto dietro minuto, le ore di luce aumentano, fino all’apoteosi del Solstizio di Estate, il 22 giugno; in quella data si avrà il giorno più lungo e la notte più corta dell’anno.
Nei primordi della storia i popoli vivevano di caccia, pastorizia ed agricoltura: attività, tutte, che costringevano a lunghissimi periodi all’aria aperta. Per ripararsi dal freddo e dalla pioggia della cattiva stagione ci si rintanava in grotte od in capanne; con il freddo anche il cibo scarseggiava. L’inverno era insomma sempre, per umani ed animali, un durissimo calvario di gelo e fame.
Proprio perché simboleggiava l’inizio dell’agonia dell’inverno, sin dai tempi più remoti quella del 21 dicembre è stata quindi vissuta come la notte più magica dell’anno. E considerandola magica, quasi tutte le popolazioni antiche la trascorrevano tra grandi feste e sacrifici di ringraziamento agli dei; si accendevano anche enormi falò nei campi, usanza che dura ancora oggi in parecchie nazioni, Italia compresa… Il 25 dicembre poi, in molte parti del mondo si celebrava la nascita di un dio... Già 3.600 anni fa veniva festeggiata in Persia la nascita di Mitra, figlio del Sole e Sole egli stesso. In Egitto si ricordava la nascita di Osiride e di suo figlio Oro. In Babilonia si festeggiava il dio Tammuz, unico figlio della dea Istar rappresentata con il bimbo in braccio e con una aureola di dodici stelle attorno alla testa: l’icona della madre con il figlio neonato risale alla notte dei tempi ed ha sempre simboleggiato la Madre Terra che produce i suoi frutti. In Messico si festeggiava la nascita del dio Quetzalcoatl e nello Yucatan quella del dio Bacab. Anche il dio azteco Huitzilopoctli vede la luce il 25 dicembre, mentre gli scandinavi festeggiavano la nascita del dio Freyr. In Grecia nasce Bacco ed in Siria Adone.
L’elenco potrebbe continuare, ma fermiamoci qui, dopo aver sottolineato che quelli citati sono tutte divinità legate alla simbologia del Sole.
Ma perché nascite sacre il 25 e non il 21? Da una concezione che risale a tempi lontanissimi, nei giorni dal 22 al 24 dicembre sembra che il Sole, nel suo moto apparente, si fermi (Solstitium significa “Sole fermo”): è quindi il momento del massimo declino dell’Astro. Il 24 il Sole sembra riprendere il cammino, ogni giorno un po’ più verso l’alto fino al Solstizio di Estate…
Una data, quella del Solstizio di inverno, non solo astronomica ma anche esoterica. Su questo piano si dice infatti che nel momento in cui il Sole raggiunge il suo minimo di influssi sulla Terra (e si intorpidiscono quindi al massimo le forze fisiche), un Raggio Verde parta dal più profondo dell’Universo ed attraversi per un istante la Terra stessa. E’ il Raggio del Puro Spirito, del maggior contatto del Materiale con le Forze Superiori.
Per tornare alla Storia ed a tempi a noi più vicini, nell’antica Roma per salutare il Solstizio di Inverno venivano celebrati i Saturnali, in onore di Saturno, protettore dell’agricoltura; i festeggiamenti duravano dal 17 al 24 dicembre ed in tale periodo si chiudevano le scuole ed i tribunali; ci si scambiava visite e doni, sparivano le classi sociali. Per tutto l’anno era proibito, nella città, il gioco d’azzardo; ma poiché era strettamente legato a Saturno, durante i Saturnali esso veniva tollerato. Era quindi quasi d’obbligo, in tale periodo, giocare anche a soldi… immaginavate quali lontane radici si nascondono sotto un innocente giro di tombola? Il giorno 24 si concludeva con un grande banchetto illuminato da lumini e candele, con brindisi e scambio di auguri. Il giorno 25 era dedicato al Sole Invicto: il Sole, cioè, che sembra sul punto di essere inghiottito dalle tenebre ma invece risorge e torna a brillare, a scaldare, a riportare la Vita sulla Terra.
Con l’espandersi dell’Impero verso Oriente, soldati e mercanti vennero a conoscenza del culto del dio Mitra, che pian piano venne introdotto a Roma. Esso fece talmente presa sulla popolazione, che nel 274 d.C. l’Imperatore Aureliano lo ufficializzò. E poiché anche Mitra, come già accennato, simboleggiava il Sole, la sua festa fu sovrapposta a quella del Sole Invicto; il 25 dicembre, come già avveniva in Persia.
Mitra ha sorprendenti analogie con la figura del Cristo. Nasce in una grotta e gli viene affidato dal Padre Sole il compito di contrastare Ahriman, spirito maligno che vuole distruggere il mondo. Mitra, quando la sua missione salvifica é compiuta, partecipa con i suoi adepti ad un banchetto; dopo aver consumato il pasto come atto sacrificale, il dio sale al cielo su un Carro di Luce, per riunirsi al Padre Sole. Separati nettamente grazie all’intervento di Mitra il Bene dal Male, la vita sulla Terra sarebbe andata avanti sino al Grande Anno, periodo dell’Apocalisse. Mitra sarebbe allora tornato sulla terra per separare i giusti dai peccatori: ai primi avrebbe offerto la bevanda dell’immortalità, resuscitando anche i loro corpi fisici; i secondi sarebbero stati distrutti dal fuoco. Il culto di Mitra contemplava anche il battesimo.
E veniamo al nostro Natale. Al di là dei Vangeli, o meglio del Vangelo (è solo quello di Luca che narra la Nascita), esistono pochissime notizie storiche del passaggio di Gesù sulla terra, in particolar modo della sua nascita e dei suoi primi 30 anni… Luca dice che era in atto un censimento nelle Province romane e che in una di queste province (la Palestina) regnava Erode. Era caldo, perché i pastori erano, con le greggi, in montagna…Una Grande Stella brillava nel cielo… Sulla base del censimento di Erode e della Grande Stella (interpretata dagli astronomi come una congiunzione particolarmente luminosa di Giove con Saturno), gli storici fanno risalire questa nascita a sette-otto anni prima di quanto ufficialmente si dica. Oggi insomma, dovremmo essere nel 2.009 e non nel 2.002 d.C.!
Il punto non è però qui l’anno, ma il giorno ed il suo significato altamente simbolico. Cristo, in qualsiasi giorno sia avvenuta la sua nascita, è sceso sulla terra, si è fatto Uomo, per salvare gli uomini dalla condanna del Peccato Originale; e anche per portare la Luce della Verità in un mondo offuscato dalle tenebre del paganesimo… Quale giorno più adatto quindi, per ricordare la sua venuta sulla terra, di quello del 25 dicembre, per tutte le motivazioni simboliche suddette?
Questo fece infatti la Chiesa, nel 353 d.C., primo anno in cui il culto di Mitra venne sostituito con quello di Cristo. Proprio per le sorprendenti analogie tra le due storie, si insinua che il Cristianesimo altro non è stato che un cambio di nome di divinità… Ma i Discorsi della Montagna, le parabole, l’Uguaglianza tra gli uomini, la Tolleranza, il Perdono, la Carità, il riconoscimento di una dignità alle donne in un mondo ancora ferocemente misogino, non appartengono al culto di Mitra…
Forse non c’è stata sovrapposizione di nomi quindi, ma è più probabile che, proprio perché Mitra era entrato profondamente nell’animo del popolo, e perché di Gesù giovane mancavano notizie, le due figure si siano un po’ fuse. Tanto era radicato Mitra tra le genti dell’Impero romano, che la Chiesa cattolica impiegò secoli per cancellarne del tutto il ricordo… E forse c’è riuscita soltanto tollerando che parte della storia mitraica si inglobasse in quella di Gesù…nella forma, non certo nella sostanza.
Questo è bene sottolinearlo; il Natale non è insomma la semplice sovrapposizione di una festa cattolica su credenze, miti e riti pagani (come alcuni vogliono far credere), ma un insieme di profondi simbolismi spirituali che, emergendo nell’inconscio collettivo dalla profondità della storia, si intrecciano nella coscienza e si perpetuano di generazione in generazione nei millenni; sogni e speranze, aspirazione al Trascendente rimangono immutate nel cuore degli uomini, qualsiasi siano i nomi con i quali, di volta in volta, vengono chiamati

La pittrice ha infatti visto la sua carriera decollare alla veneranda età di 94 anni. L’artista ha dipinto per tutta la sua vita creazioni astratte ma è riuscita a vendere un dipinto solamente nel 2004 quando aveva già 89 anni. Da quel momento i collezionisti americani non hanno mai smesso di acquistare avidamente le sue opere.
In men che non si dica la pittrice si è ritrovata all’interno dei più grandi musei statunitensi ed ha inoltre ricevuto un importante riconoscimento dal direttore del Walker Art Center di Minneapolis. Lo scorso hanno il MoMa ha incluso Carmen Herrera tra il pantheon degli artisti latinoamericani in mostra e la scorsa estate, durante una retrospettiva nel Regno Unito, il quotidiano londinese The Observer ha salutato l’artista come la più grande scoperta degli ultimi dieci anni, chiedendo e chiedendosi:” Come abbiamo fatto a non vedere queste bellissime composizioni?”. In poche parole la favola della pittrice casalinga è divenuta realtà in un era dove si cercano sempre più giovani artisti da trasformare in personaggi dello spettacolo ed in macchine per far soldi. Eppure anche dopo il clamoroso successo Carmen Herrera (attualmente costretta sulla sedia a rotelle per ovvie ragioni d’età) non si è montata la testa, l’arzilla vecchietta ha infatti dichiarato: “Dipingo da sempre e continuerò a farlo semplicemente perchè devo farlo. E’ una sorta di bisogno, un gesto compulsivo che mi dona grande piacere. Nella mia vita non ho mai pensato all’arte come una maniera per far soldi e trovo che la fama sia una cosa molto volgare. Così ho semplicemente lavorato ed aspettato. Adesso alla fine della mia vita sto ricevendo molti riconoscimenti e grande attenzione con mio stupore e piacere.”
Nasce sulle Black Hills la statua più grande del mondo dedicata al capo degli Oglala Lakota che guidò l'attacco a Little Big Horn. Il momumento prende forma a colpi di dinamite e sarà finito in 50 anni
Prima di morire, Cavallo Pazzo diceva - Quando morirò, dipingetemi tutto di rosso e gettatemi nel fiume: così ritornerò. Se non lo farete ritornerò lo stesso, ma ritornerò come pietra - E così è stato.
Sulle Black Hills, le colline sacre agli indiani del South Dakota, una grossa carica di dinamite ha fatto saltare cinquemila tonnellate di granito. C’è stato un gran bagliore e poi un rombo di tuono che ha lasciato a bocca aperta migliaia di turisti. L’evento era stato anticipato dal Crazy Horse Memorial Foundation che da 60 anni sta ricavando dalla roccia la statua più grande del mondo, alta 170 metri, larga 200. E’ la statua dedicata appunto a Crazy Horse (Cavallo Pazzo) leggendario capo degli Oglala Lakota, noto per avere sterminato Custer e i suoi cavalleggeri nella battaglia di Little Big Horn.
La Fondazione si finanzia così: con i contributi dei turisti che ogni anno accorrono a vedere a che punto stanno i lavori. Dalla roccia sono già emersi un volto spigoloso, i lunghi capelli al vento, il braccio proteso verso le grandi pianure un tempo percorse da mandrie di bisonti al galoppo. Ma c’è voluto oltre mezzo secolo. Ce ne vorrà un altro mezzo, più o meno, prima che vengano fuori anche il torso muscoloso, l’altro braccio che impugna una lancia, il cavallo scalpitante. E quando avverrà, le teste presidenziali di Mount Rushmore, distanti poche miglia, saranno surclassate dall’imponenza del nuovo monumento.
Lo scultore, un certo Korczak Ziolkowski, è morto ventisei anni fa. La moglie e i dieci figli ne continuano l’opera. Con molte difficoltà e ritardi, perché hanno bisogno di altri 16,5 milioni di dollari e di questi tempi non è facile trovare donatori tanto generosi. D’altra parte non intendono accettare contributi dei governi federale e statale che in due occasioni hanno loro offerto 10 milioni
"Mio marito non li avrebbe voluti - ha detto la moglie Ruth - non voleva un coinvolgimento ufficiale. Non voleva dare l’impressione di un gesto riparatorio. Quei governi sono gli eredi di altri governi autori di un vero e proprio genocidio sulle tribù di queste regioni". E così la famiglia Ziolkowski va avanti per la sua strada. Ogni volta, prima di far brillare le cariche, pubblica l’annuncio. E la gente arriva da ogni angolo della nazione e dall’estero. Nessuna sorpresa: Cavallo Pazzo fu un personaggio fascinoso, immortalato in dozzine di film e centinaia di libri. E fu anche un grande condottiero: fu lui a trascinare gli indiani di molte tribù, per una volta coalizzati sotto la guida di Toro Seduto, nella vittoriosa battaglia di Little Big Horn.
Accadde il 25 Giugno 1876. Custer fu attirato in un’imboscata. Quando se ne accorse era troppo tardi. Gli saltarono addosso i Lakota e i loro alleati Cheyenne, fra i due e i tremila guerrieri. Fu una strage. Il Settimo Cavalleggeri subì perdite gravissime: quasi trecento morti. Il generale dalle bionde chiome e dalla giacca di pelle cadde con la pistola in mano. I pochi sopravvissuti, fra cui il trombettiere di origine italiana, avrebbero poi riferito che l’assalto fu condotto da Cavallo Pazzo. Un indiano Arapaho, che partecipò allo scontro, raccontò agli inviati del New York Times: tutti i bianchi tiravano su di lui, ma nessuna pallottola lo colpì, il suo coraggio ci diede la vittoria. L’ultima vittoria, come si sa, nella grande guerra Sioux della seconda metà dell’Ottocento.
Nei mesi successivi i bianchi si vendicarono con gli interessi. L’ultima battaglia Cavallo Pazzo la combattè l’8 Gennaio 1877 sulla neve di Wolf Mountain, in Montana, dove aveva cercato rifugio. In maggio, con gran parte della sua tribù decimata dalla fame e dal freddo, si arrese al comandante di Fort Robinson, in Nebraska. Sarebbe stato ucciso pochi mesi dopo in Settembre, anche per il tradimento di uno dei suoi, Little Big Man.
Una guardia gli infilò la baionetta nella schiena. Stava per fuggire, disse il comandante. Morì qualche giorno dopo. Aveva 37 anni. Ma, a detta di John Gregory Bourke, autore di un libro e testimone indiretto del fatto, fu un pretesto.
Le sue ultime parole, così come raccolte da Bourke, furono: "…ci hanno accusato di avere massacrato Capelli Lunghi (Custer), ma se non lo avessimo fatto, lui avrebbe massacrato noi. Avremmo voluto scappare con le nostre squaws e papooses, ma non ne avemmo il tempo. Così fummo costretti a combattere. Quando ci arrendemmo, volevamo vivere in pace. Ma il governo non ce lo permise…Chiesi di parlare con il Grande Capo Bianco. Niente da fare. Cercai di scappare. Un soldato mi ferì con la sua baionetta. Così ho detto".
cesaredecarlo@cs.com
di Cesare De Carlo
Da Grande Slam a Super Slam. È questo il termine coniato per rappresentare il 2009 del Barcellona. Un’anno che ha visto i blaugrana sul gradino più alto del podio di tutte la manifestazioni alle quali hanno partecipato. “Sei su sei”, si direbbe nel basket: Coppa del Re, Liga, Champions League, Supercoppa di Spagna e Supercoppa Europea. Ultima in ordine di tempo, il Mondiale per club: conquistato nella finale di sabato, battendo ai supplementari per 2-1 l’Estudiantes. In vantaggio con Boselli, gli argentini dell’ex Parma, Lazio e Inter, Juan Sebastian Veron, sono stati raggiunti a tre minuti dalla fine da Pedro. Già in semifinale, con la rete del 2-1 ai messicani dell’Atlante, il 22enne spagnolo aveva stabilito un record: almeno un gol in tutte le 6 competizioni giocate dal Barcellona nel 2009. Ai supplementari, ha deciso il solito Messi che, oltre al Pallone d’Oro potrebbe essersi assicurato anche il Fifa World Player.
L'anno che sta per finire ha visto il raggiungimento di molti importanti traguardi nei più diversi settori della ricerca. Ecco i più significativi secondo la rivista Science.
Puntuale come un treno svizzero, Science, la più prestigiosa rivista scientifica americana, ha stillato la classifica delle 10 scoperte scientifiche più importanti e significative dell’anno che volge al termine.
La palma d'oro delle scoperte va ad Ardi, la nostra antenata vecchia 4,4 milioni di anni. Nel bicentenario della nascita di Charles Darwin, sembra quasi una scelta obbligata.
Ardi (Ardipithecus ramidus) è il nostro più antico antenato e ha spodestato la famosa Lucy che deteneva da oltre trent'anni il primato, spostando più lontano nel tempo le origini: da 3,2 milioni di anni a 4,4 milioni.
Scoperta lontana
I suoi resti furono trovati 15 anni fa, ma soltanto a ottobre di quest’anno, dopo approfondite ricerche e studi accuratissimi, è stato dato l’annuncio che quei resti trovati nella depressione di Afar, in Etiopia, appartengono a un antenato comune a noi e agli scimpanzè.
Tim White dell'Università di California, alla guida del progetto, spiega: «Questo non è un comune fossile. Non è uno scimpanzé. Non è un essere umano. Però ci mostra come eravamo».
Identikit complesso
Ardi, pesava circa 50 kg, aveva mani grandi, viveva sugli alberi, e quando scendeva camminava eretta sui due piedi. I suoi tratti erano un miscuglio tra gli esseri più primitivi e i suoi progrediti successori. Usava foglie, rametti ma non ancora le pietre. Capirlo, identificarla e costruirne l'identikit non è stato facile per i 47 ricercatori di diverse discipline e di nove nazioni impegnati nel decifrare 150 mila reperti di animali e piante. Alla fine ci sono riusciti avvicinandoci un po' di più al momento dell'evoluzione quando i due rami dell'uomo e dello scimpanzé si sono separati presumibilmente tra 5 e 10 milioni di anni fa.
Gli altri nove passi della scienza
E le altre scoperte? Secondo I giornalisti di Science non c’è una vera e propria classifica, ma un vincitore e 9 finalisti che hanno concorso alla vittoria finale. Eccoli dunque, senza un ordine di importanza.
La scoperta di un nuovo tipo di stelle Pulsar. Sono stelle di neutroni che ruotano veloci lanciando potenti lampi di raggi gamma. A scoprirle è stato il satellite Fermi della Nasa, costruito con strumenti italiani forniti dall’ASI.
La rinascita di Hubble. Riparato per l’ultima volta a cavallo dell’estate, ha riaperto gli occhi ed è stato in grado di fotografare le più antiche galassie mai viste, formatesi soltanto 600 milioni di anni dopo il Big Bang.
C’è acqua sulla Luna. A 40 anni dalla conquista del nostro satellite è arrivata la conferma: c’è acqua sulla Luna, scovata nella nube sollevata dalla sonda Lcross fatta apposta precipitare dalla Nasa in un cratere del polo Sud. Qui si ipotizzava la presenza del ghiaccio portato da antiche comete e conservatosi perché coperto da ombre perenni. La sua esistenza oltre ad arricchire la conoscenza del nostro satellite naturale apre nuove possibilità nella futura colonizzazione intorno al 2020.
Elisir di lunga vita. I ricercatori dell’università di San Antonio (Texas) hanno scoperto che la rapamicina, un farmaco immunosoppressore realizzato isolando un batterio che si trova nel terreno dell’isola di Pasqua, è molto efficace nell’allungare la vita dei topi: influendo su una via metabolica chiave che coinvolge le proteine mitocondriali, permette un allungamento dal 9 al 14 per cento delle loro vita. È la prima volta che si ottiene un risultato di questo tipo in un mammifero.
La scoperta è importante perché il farmaco inizia a essere efficace soltanto quando i topi sono già anziani.
Grafene. Una novità eclatante dal mondo della chimica: scoperto il grafene, un materiale formato da atomi di carbonio, le cui alte proprietà conduttive promettono interessanti applicazioni nell'elettronica e nei materiali legati alle nuove energie.
Contro la sete delle piante. Nel 2009 si è riusciti a comprendere meglio il funzionamento di alcune molecole fondamentali (tra le quali i recettori Aba) che aiutano le piante a difendersi dalla siccità.
Ciò consentirà di proteggere meglio le coltivazioni in climi aridi incrementando produzione e qualità e di favorire l'insediamento di nuove piantagioni in suoli marginali da cui ricavare carburanti biologici.
Laser per la scienza. Al National Accelerator Laboratory di Menlo Park in California è entrato in funzione il primo laser a raggi X. È una sorta di supermicroscopio il cui impiego sarà prezioso per guardare all'interno della materia su scala atomica. È in grado di fotografare le reazioni chimiche mentre avvengono, di alterare la struttura elettronica di materiali e di eseguire sofisticati esperimenti in numerosi campi di ricerca.
Il ritorno della terapia genica. Una tecnica messa a punto da scienziati europei ed americani si è dimostrata efficace nell'affrontare terribili malattie cerebrali, cecità ereditaria e alcuni disordini del sistema immunitario.
Monopoli, ma non è un gioco. In alcuni esperimenti condotti su cristalli, un team di ricercatori tedeschi è riuscito ad osservare per la prima volta i monopoli magnetici, particelle dotate di un unico polo magnetico, e a indurli a fluire come una corrente. La loro esistenza era prevista teoricamente, ma finora nessuno era riuscito a osservarli.
È difficile dire quali siano state le prime città del mondo. La distinzione fra città e grandi villaggi spesso è sottile.
![]()
Çatalhöyük (in Turchia), per esempio, è stata considerata la prima città dell'umanità: venne abitata fra i 7500 e i 5700 anni a.C. e aveva un popolazione considerevole, fra i 5000 e i 10000 abitanti. Oggi però le cose sono diverse: il prof. Douglas Baird dice che "la maggior parte degli archeologi ora lo vede più come un grande villaggio. Il mio lavoro d'indagine intorno al sito suggerisce che questo non potrebbe aver agito come un centro politico o di scambio per dei circostanti villaggi contemporanei dato che non ce ne sono nelle vicinanze".
Altri grandi insediamenti del 5500 a.C. e del 2750 a.C. sono stati trovati in Romania e Ucraina, ma anche questi sarebbero più delle proto-città senza peculiari caratteristiche di urbanizzazione.
Altri siti antichi, invece, hanno sperimentato l'urbanizzazione solo millenni dopo: Gerico, per esempio, venne abitata a partire dal 9000 a.C., ma le mura vennero costruite successivamente – e non è detto che ciò sia una prova dell'urbanizzazione.
Ecco quindi le 10 città più antiche del mondo scelte da Heritage-Key:
1. Uruk. Secondo Charles Gates, "le prime città certe – su cui tutti converrebbero – sarebbero le prime città sumere, prima fra tutti Uruk (prominente fra il 3500 e il 3000 a.C.)".
Dalla metà del IV millennio a.C., Uruk (Iraq) presentava caratteristiche di una città: era un centro di commercio e c'erano dei re, monumenti e opere d'arte. Si stima che raggiunse i 50000 abitanti e che dal 3000 a.C. divenne la città più grande del mondo.
2. Ur. Nella Mesopotamia fiorirono antiche città come Eridu e Lagash. Uno degli insediamenti più grandi era Ur, fondata intorno al 5000 a.C. e divenuta città verso il 3000 a.C.
Crebbe d'importanza quando divenne capitale della civiltà sumera all'inizio del III millennio a.C.; secondo alcuni raggiunse i 65000 abitanti.
3. Nippur. Nippur era una città sacra sumera, sede del culto del dio Enlil. Venne abitata dal 5000 a.C. e fiorì nella metà del III millennio a.C. grazie alla sua importanza religiosa.
A quest'epoca, consisteva di circa 20000 abitanti. Fu una delle città sumere più longeve: venne abitata fino all'800 d.C.
4. Tell Hamoukar. La Mesopotamia è spesso considerata la culla della civiltà. Tuttavia un recente ritrovamento in Siria mostra che l'urbanizzazione prese piede anche molto più a nord.
Pare che Tell Hamoukar, abitata almeno dal 4000 a.C., possedesse dal 3500 a.C. una produzione di cibo su larga scala, edifici amministrativi e un centro di processamento di ossidiana.
5. Tell Brak. Non lontano da Tell Hamoukar si trova Tell Brak, in Siria settentrionale: qui sono stati recuperati grandi forni e strumenti in ossidiana e selce datati dalla fine del V all'inizio del IV millennio a.C.
6. Nekhen. Uno degli insediamenti più antichi sul Nilo è Nekhen (in greco, Hierakompolis). La città, del 3500 a.C., venne formata prima delle dinastie egizie. Operò come capitale dell'Alto Egitto fino al 3100 a.C. circa; la sua popolazione si aggirava fra i 5000 e i 10000 individui.
7. Menfi. Menfi sarebbe diventata la capitale dell'antico Egitto dopo Nekhen. Dalla fondazione, avvenuta nel 3100 a.C., fino al 2250 a.C. avrebbe ospitato dai 6000 ai 30000 residenti. La città rimase un centro politico anche quando emersero altre città egizie.
8. Mohenjo-daro. Fondata intorno al 2600 a.C. nell'attuale Pakistan, sulle rive dell'Indo, raggiunse probabilmente una popolazione di 35000. Era costruita bene: aveva case, granai, bagni, "saloni", torri e forse uno dei primi sistemi urbani sanitari. Venne abbandonata nel 1900 a.C.
9. Harappa. Sull'Indo emerse anche Harappa, fondata anche lei intorno al 2600 a.C.
Harappa e Mohenjo-daro fungevano da capitali per la cosiddetta cultura Harappa. Commerciavano con la Persia, l'Afghanistan e la Mesopotamia. Era già in uso un primo sistema di scrittura – tutt'ora non decifrato. Raggiunse i 20000 abitanti e venne abbandonata nel 1900 a.C.
10. Caral. Spesso considerato il primo centro urbano delle Americhe, Caral, in Perù, venne abitato tra il 2600 e il 2000 a.C.
Era molto grande: misurava 66 ettari e includeva piramidi, templi, "anfiteatri" e case. La popolazione stimata è di soli 3000 individui, ma forse serviva come centro per gli insediamenti vicini; considerando anche loro si sarebbero potuti raggiungere i 20000 abitanti.
ilfattostorico.com
A sostenerlo (in un anomalo interesse per il “soccer”) è il New York Times: “Fu la svolta della finale dei Mondiali”
La testata di Zidane a Materazzi è l’evento sportivo del decennio. Ha vinto la classifica stilata dal New York Times, che elenca la svolta della finale dei Campionati del Mondo di Germania 2006 tra i grandi fatti del periodo 1999-2009 preferendola, tra l’altro, alla vittoria dell’Inghilterra sull’Australia nella Coppa del Mondo di Rugby del 2003 e quella (e questa sì è una notizia) dei Giants (la squadra di football di New York) nel Superbowl di football americano del 2008. Battute anche le vittorie degli Yankees nelle World Series. Sia chiaro, però: non è la finale del 2006 in sé per sé quella che conta, per il quotidiano americano. Al contrario: “Quella non fu un granché” per un buon tempo. Cioè “fino a quando Zidane perse la testa e la usò per picchiarci il terzino Materazzi”. E sì, perché subito dopo “Zidane fu espulso e la Francia perse. L’Italia non si sentì offesa”.
Allerta meteo: la settimana di Natale comincia con temperature polari. E giunge una nuova perturbazione: neve, estese gelate e raffiche di vento.
Non si allenta la morsa del gelo sull’Italia. Dopo il più freddo fine settimana dell’anno, - con nevicate e disservizi negli aeroporti, alle stazioni ferroviarie e lungo le autostrade - l’inverno si è aperto oggi all’insegna del gelo. Nella notte di ieri a Torino il termometro è sceso fino a -13 gradi. Gran freddo anche a Bologna con -12, a Bolzano e Udine -10 gradi, a Venezia -9, a Milano -7 gradi. Le ferrovie hanno annunciato che sono probabili nuove cancellazioni di convogli, dopo i 700 annullati ieri. Si attende neve a quote basse nel Nord (a Milano si attendono 15 centimetri di neve, tanto che il vicesindaco De Corato ha chiesto ai pendolari di lasciare a casa l’auto) e venti forti, con pioggia e gelo, nel Centrosud.
Le autostrade
Dal primo pomeriggio si prevede neve su tutta la rete autostradale, dal Piemonte alla Liguria, dalla Lombardia all’Emilia Romagna, dall’alta Toscana all’Abruzzo. Dalla serata, il fenomeno si intensificherà soprattutto in Lombardia. Per tutte le informazioni sulle condizioni delle strade e sui percorsi alternativi chiamare il call center Autostrade al numero 840-04.21.21.
In Europa
Disagi anche in Europa: per il terzo giorno di fila è fermo il treno che collega Francia e Gran Bretagna passando sotto la Manica. E non si attenuano ancora le polemiche sulla sorte degli oltre duemila passeggeri che nella notte tra venerdì e sabato sono rimasti intrappolati nei cinque treni in panne dentro l’Eurotunnel. In molti sono rimasti bloccati sui treni per oltre 16 ore, con la notte passata al buio e al freddo, senza acqua né cibo, e soprattutto senza nessuna informazione su quello che stava succedendo. Bloccata anche Madrid: due piste delle quattro dell’aeroporto Madrid-Barajas sono state chiuse per problemi di visibilità implicando la cancellazione di alcuni voli e numerosi ritardi; disagi anche per i collegamenti ferroviari, mentre la circolazione è bloccata praticamente su tutte le principali strade di accesso alla capitale spagnola.
Quattro morti per il freddo
Il freddo pungente ha già fatto le sue vittime: a Genova e a Savona, un uomo di 76 anni e una donna di 86 sono morti e una terza signora di 74 anni è in gravi condizioni. All’origine delle tragedie, stufe difettose, accese dagli anziani per scaldarsi. A Livigno (Sondrio) un turista polacco di 70 anni è morto per un infarto mentre sciava sulle piste, con una temperatura di -25°. Ad Arcevia (Ancona) G.B., 61 anni, è caduto in un dirupo, si è rotto il femore ed è morto di freddo.
''E' bene parlare solo quando si deve dire qualcosa che valga più del silenzio. - Esiste un momento per tacere così come esiste un momento per parlare. - Nell’ordine, il momento di tacere deve venire sempre prima. - Mai l’uomo è padrone di sé come quando tace. - Il silenzio può talvolta far le veci della saggezza per il povero di spirito, e della sapienza per l’ignorante. - Si è naturalmente portati a pensare che chi parla poco non è un genio, e chi parla troppo, è uno stolto o un pazzo: allora è meglio lasciar credere di non essere genii di prim’ordine rimanendo spesso in silenzio, che passare per pazzi, travolti dalla voglia di parlare''.
Queste perle appartengono all’Abate Joseph Antoine Toussaint Dinouart, ecclesiastico ‘mondano’ e poligrafo al quale dobbiamo ''L’arte di tacere'', delizioso librettino che la Sellerio ha da poco ristampato per la trentesima edizione in vent’anni. Scritto per la Francia del Settecento, è consigliabile all’Italia del Duemila, quella dei tutti-contro-tutti, dei gossipari incalliti, delle isole dei ’fumosi’, degli intellettuali a gettone, della tv urlata, dei politici tracimanti, dei tuttologi a vita. Una strenna adatta ai tempi. Ma se regalato a tutti coloro che non conoscono ancora quest’arte, è destinato a finire in vetta alle classifiche.
Blog di Achille Scalabrin
La polizia polacca ha annunciato questa notte di avere ritrovato l’iscrizione in tedesco “Arbeit macht frei”, (il lavoro rende liberi), rubata venerdì sul luogo dell’ex campo di concentramento nazista di Auschwitz-Birkenau, nel sud della Polonia: cinque uomini sono stati arrestati.
“Abbiamo fermato cinque uomini nel nord della Polonia, hanno dai 20 ai 39 anni. L’iscrizione trovata è stata tagliata in tre pezzi”, ha dichiarato il portavoce della polizia di Cracovia, Dariusz Nowak. “Sono stati arrestati poco prima della mezzanotte e la scritta è stata trovata in una casa”, ha aggiunto. La polizia polacca ha poi fatto sapere che i ladri sono dei pregiudicati, ma non dei neonazisti. "Possiamo dichiarare che nessuno dei cinque (autori del furto) è membro di gruppi neonazisti...Il loro intento era senza dubbio solo di compiere un furto. Saremo in grado in seguito di stabilire se il reato sia stato commissionato oppure se (i ladri) abbiano agito di loro iniziativa", ha dichiarato in una conferenza stampa Andrzej Rokita, capo del distretto di polizia di Cracovia.
L’iscrizione in metallo, che misura 5 metri di lunghezza, era posta sopra la porta d’ingresso del campo di concentramento di Auschwitz. La sua scomparsa aveva causato grande emozione e mobilitazione, in particolare in Israele.
“E’ un sollievo enorme. Siamo estremamente riconoscenti alla polizia che ha fatto un lavoro fantastico”, ha dichiarato Pawel Sawicki, un portavoce del museo di Auschwitz. “Hanno trovato l’iscrizione in così poco tempo”, ha sottolineato. “Questo simbolo, certamente uno dei più importanti del secolo scorso, potrà ritornare al suo posto”, ha dichiarato. “Siamo molto impazienti di vedere in quale stato è l’iscrizione. Secondo le informazioni in nostro possesso, è stata tagliata in pezzi. I nostri esperti cercheranno di sistemarla perché possa tornare il più rapidamente possibile al suo posto”, ha commentato ancora Sawicki.
Il museo di Auschwitz si prepara a celebrare il 65esimo anniversario della liberazione dal campo di concentramento nazista, il 27 gennaio prossimo. Il museo e altre istituzioni avevano offerto una ricompensa di circa 30.000 euro per ogni informazione che avrebbe potuto permettere di trovare l’iscrizione e i responsabili del furto.
Da Israele si era levato un coro di indignazione. “E’ un atto abominevole che è assimilabile alla profanazione”, aveva dichiarato il vice Primo ministro e ministro dello Sviluppo regionale, Sylvan Shalom. “Questo gesto testimonia ancora una volta dell’odio e della violenza contro gli ebrei”, aveva aggiunto Shalom. E il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu aveva rivolto un appello al governo polacco affinché facesse il possibile per ritrovare l’iscrizione in ferro battuto. La polizia polacca aveva chiamato in aiuto anche l’Interpol e l’Europol.
La Germania nazista sterminò dal 1940 al 1945 ad Auschwitz-Birkenau circa un milione e centomila persone, di cui un milione di ebrei. Le altre vittime del campo furono soprattutto polacchi, rom e prigionieri sovietici.
Il Sistema Unico di Compensazione Regionale dei Pagamenti, la valuta virtuale SUCRE, entra in vigore il prossimo gennaio per le transazioni commerciali nei paesi membri dell'Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America (ALBA).
Nata a novembre del 2008, durante il Summit dell’ALBA realizzata a Caracas, il progetto della nuova moneta virtuale, proposta dal presidente ecuadoriano Rafael Correa, è promossa dal Venezuela, Bolivia, Ecuador e Cuba.
Secondo quanto annunciato, la prima operazione attraverso l’utilizzo del SUCRE si realizzerà a gennaio prossimo, quando un’azienda cubano-venezuelana esporterà all’isola riso per una cifra non ancora stabilita.
Il coordinatore e rappresentante della Banca Centrale di Cuba, Benigno Regueira, ha spiegato che la nuova divisa, non ha un disegno fisico predeterminato, ma ha una struttura “molto ben definita informaticamente e tecnicamente, da attuare come una comune unità di conto”.
Questo significa che in un primo momento si attuerà solo come mezzo di pagamento tra le banche centrali dei paesi membri del Sistema Sucre, ancora non può essere una riserva di valore o mezzo di pagamento.
“Questa moneta è valutata sulla base di un paniere di valute locali di ogni paese membro e anche di un paniere di valute”, dice Regueiro.
Secondo l’esperto, sarà usata dalla Camera Centrale di Compensazione, Banche Centrali e il Fondo di Riserve e Convergenza Commerciale, cercando di rimanere il più stabile possibile "per generare il più alto livello di fiducia".
Ha osservato che all’inizio il SUCRE avrà un valore simile al dollaro, anche se la volontà espressa dai paesi membri sarebbe quello di “allontanarsi progressivamente dalla moneta statunitense, riuscendo a realizzare le operazioni commerciali senza doverlo usare”.
Approfondisce dicendo che che per un lungo periodo di tempo, “nessuno vedrà fisicamente il SUCRE” che esiste solo per scopi commerciali, come successe con l’ ECU nell’UE.
Spiega che non sostituirà la moneta locale nazionale, dato che “ogni stato continuerà con la sua moneta locale, ognuna con un tipo di cambio di fronte al SUCRE e, a sua volta, di fronte al dollaro”.
“Qualsiasi moneta di conto è qualcosa che un gruppo di paesi accordano per sviluppare il commercio con lo scopo di scambiare beni e servizi”, ha detto l' esperto chiarendo che si tratta di un’operazione amministrativa che parte da una selezione di prodotti, in base a quello che le nazioni decidono tra di loro”.
Regueira ha spiegato che il Consiglio Monetario Nazionale è il massimo organo del sistema, con un comitato esecutivo in cui i paesi membri sono rappresentati, con un solo voto ciascuno, e in cui le decisioni sono prese a maggioranza o all'unanimità.
“I pari diritti sono garantiti dalla possibilità che ciascun membro ha un voto, indipendentemente dal volume di scambi che può avere", ha sottolineato.
L'esperto ha osservato che un altro elemento è la Camera di Compensazione dei pagamenti, per la quale tutte le operazioni in SUCRE ordinate dalle Banche Centrali, passeranno.
“Cioè attraverso essa si realizzeranno tutti i pagamenti a partire dal Consiglio Monetario, tenendo conto del volume degli scambi di ogni paese, effettuare una distribuzione della moneta ed assegnare ad ognun un' importo specifico, ”, ha puntualizzato il funzionario bancario cubano.
Fonte: http://www.argenpress.info/2009/12/la-moneda-virtual-de-alba-entrara-en.html
Traduzione per Voci Dalla Strada a cura di VANESA
© Peder Sundström
Certamente la fede aiuta a vivere meglio, ma anche i soldi fanno lo stesso effetto, solo che non tutti li hanno.
Carl W. Brown
10. Kid Gavalian

9. Carlos Monzon

8. Sugar Ray Leonard

7. Willie Pep

6. Archie Moore

5. Roberto Duran

4. Joe Louis

3. Henry Armstrong

2. Muhammad Ali
1. Sugar Ray Robinson

Sugar Ray Robinson (all'anagrafe Walker Smith Jr.) (Ailey, 3 maggio 1921 – Culver City, 12 aprile 1989) è stato un pugile statunitense, considerato uno dei più grandi di tutti i tempi.
Come pugile professionista ha detenuto il titolo mondiale unificato dei pesi welter per 5 anni e ha conquistato 5 volte quello dei pesi medi. Ha vinto numerosi riconoscimenti: Fighter of the year nel 1942 e 1951 per Ring Magazine. La stessa rivista gli ha tributato il titolo di Fighter of the Decade (1950-1960) e gli ha assegnato il prestigioso titolo di Best Pound for Pound of All Time nel 1997. Robinson è stato nominato "miglior pugile del 20° secolo" da Associated Press e "miglior pugile di sempre" da ESPN nel 2007.
La International Boxing Hall of Fame lo ha riconosciuto fra i più grandi pugili di ogni tempo fin dal 1990.
Nella sua grande carriera, durata 25 anni, ha combattuto un totale di 200 incontri.
Come pugile dilettante Robinson ottenne un record di 85-0, con 69 vittorie per KO, 40 delle quali nel 1° round. Passò al professionismo nel 1940, a 19 anni, e nel 1951 aveva un record professionale di 128-1-2, con 84 KO. Robinson mantenne il titolo mondiale dei pesi welters dal 1946 al 1951 e conquistò il mondiale dei pesi medi nello stesso anno. Nel 1952 si ritirò, ma rientrò nel 1955 riprendendosi immediatamente il titolo mondiale dei medi. Robinson detiene diversi primati nel mondo della boxe, tra cui quello di essere stato il primo pugile a conquistare per ben 5 volte il titolo mondiale della sua categoria, record che raggiunse sconfiggendo Carmen Basilio nel 1958, riprendendosi il titolo che lo stesso Basilio gli aveva strappato sei mesi prima. Oltre a Basilio, sconfisse tutti i più grandi pugili che ebbe occasione di incontrare: Jake LaMotta, Gene Fullmer, Carl 'Bobo' Olson, Henry Armstrong, Rocky Graziano e Kid Gavilan.
Noto per il suo stile di vita ostentato fuori dal ring, Robinson è considerato l’iniziatore dell’entourage sportivo. Alla fine della carriera pugilistica, Robinson tentò senza riuscirci quella di intrattenitore, dibattendosi in ristrettezze economiche fino alla morte, avvenuta nel 1989.
Dissero di Lui:
« Il re, il maestro, il mio idolo. »
Muhammad Ali
« Qualcuno ha detto che c'è paragone tra Sugar Ray Leonard e Sugar Ray Robinson. Credetemi, il paragone non c'è. Sugar Ray Robinson era il migliore. »
Sugar Ray Leonard
« Senza dubbio il miglior pugile Pound for Pound che sia mai vissuto. »
Jake LaMotta
"Coloro che sanno osservare se stessi e conservano la memoria delle proprie impressioni, coloro che hanno saputo, come Hoffmann, costruire il loro barometro spirituale, hanno talvolta avuto modo di notare, nell'osservatorio del loro pensiero, belle stagioni, felici giornate, attimi deliziosi. Vi sono giorni in cui l'uomo si sveglia con una genialità giovane e vigorosa. Non appena le sue palpebre si sono liberate dal sonno che le sigillava, il mondo esterno gli si offre con un rilievo possente, una nitidezza di contorni, una ricchezza di colori mirabili. Il mondo morale apre le sue ampie prospettive, piene di nuove certezze. L'uomo, gratificato da questa beatidudine, malauguratamente rara e passeggera, si sente al contempo più artista e più giusto, più nobile, per sisntetizzare tutto in una parola. Ma ciò che v'è di più singolare in questa condizione rara dello spirito e dei sensi, in questa condizione che, posso senza temere di esagerare, chiamare paradisiaca se la raffronto alle pesanti tenebre dell'esistenza comune e quotidiana, è il fatto che essa non è stata creata da nessuna causa ben visibile e facile da definirsi. E' forse il risultato di un'igiene corretta e di una saggia dieta? E' questa la prima spiegazione che viene in mente; ma siamo costretti a riconoscere che spesso questa meraviglia, questa sorta di prodigio, si verifica come se fosse l'effetto di una potenza superiore e invisibile, esterna all'uomo, dopo un periodo nel quale egli ha abusato delle sue facoltà fisiche ....... considero questa condizione anormale della mente come una vera e propria grazia, come uno specchio magico nel quale l'uomo è invitato a vedersi imbellito, cioè quale dovrebbe e potrebbe essere; una sorta di eccitazione angelica, un richiamo all'ordine in forma cerimoniosa. Analogamente, una certa scuola spiritualistica, che ha i propri rappresentanti in Inghilterra e in America, considera i fenomeni soprannaturali, quali le apparizioni di fantasmi, di spettri, ecc., manifestazioni della volontà divina, attenta a risvegliare nella volontà dell'uomo il ricordo delle realtà invisibili.
D'altronde questa condizione eccezionale e affascinante nella quale tutte le forze si equilibrano e l'immaginazione, per quanto meravigliosamente potente, non trascina al seguito il senso morale in rischiose avventure, e una sensibilità raffinata non è più torturata dai nervi malati, normali consiglieri del crimine o della disperazione, questa condizione meravigliosa - dicevo - non ha sintomi anticipatori. Essa è altrettanto imprevedibile quanto il fantasma. E' una sorta di ossessione ma è un'ossessione intermittente, dalla quale dovremmo ricavare, se fossimo saggi, la certezza di un'esistenza migliore e la speranza di raggiungerla con l'esercizio quotidiano della nostra volontà."
Charles Baudelaire, PARADISI ARTIFICIALI
Il filosofo Emanuel Levinas, uno dei massimi pensatori del Novecento, ha proposto un complesso approccio ermeneutico al celebre comandamento del Levitico: «amerai il prossimo tuo come te stesso» argomentando con straordinaria forza che noi siamo responsabili del volto altrui. Ne siamo responsabili anche se si tratta di quello del nostro più irriducibile avversario e persino di quello del nostro nemico. L'effrazione del volto di Silvio Berlusconi è lacerazione al volto di una singola persona ma anche al volto dell'uomo in quanto tale ed è una regressione inaccettabile ed insensata. Gioire poi per il gesto violento di uno psicolabile è sconsiderato e segno di gravi tare nella visione dell'essere umano e della sua integrità. Ma molto più grave è la strumentalizzazione del gesto isolato di uno squilibrato fatta dai pasdaran del Pdl al fine di scatenare una caccia alle streghe di stampo maccartista e con modalità squadristiche contro la libertà di critica di giornalisti ed avversari politici. Oggi ogni democratico degno di tale nome ha il dovere di esprimere immediata ed inequivoca solidarietà in particolare a Marco Travaglio e ad Antonio di Pietro ma in generale a tutti coloro che vengono sottoposti a questa brutale gogna intimidatoria. L'on. Cicchitto, se pensa quello che dice, dovrebbe assumersene la responsabilità e portare in tribunale le sue gravissime accuse, ovviamente dopo avere rinunciato alla «immunità» parlamentare. Il neo intellettuale ing. Castelli tentato dalle citazioni colte e l'irenico on. Bonaiuti invece dovrebbero sottoporre ad un serio controllo la loro percezione della realtà. Parlano di linguaggio violento delle sinistre, loro, loro gli alleati di Borghezio, Calderoli e Bossi, loro i dipendenti supini del Cavaliere che ha fatto del linguaggio violento contro avversari, giudici ed esponenti del parlamento europeo, un paradigma ineguagliato.
TTTTTT© sensorfleck
Supponiamo che il nostro compito sia di attraversare un fiume; non lo realizzeremo senza ponti né barche; fino a quando la questione del ponte o delle barche non sia risolta, a cosa serve parlare di attraversare il fiume?
Mao Tze Tung
Il brocardo o broccardo è una sintetica e antica massima giuridica, tanto concisa quanto chiara, prevalentemente di tradizione latina (esistono anche brocardi germanici o anglosassoni), come ad esempio dura lex, sed lex.
L'ipotesi più probabile riguardo all'origine di questo termine è riconducibile al nome del giurista Burchardus (dagli italiani e dai francesi chiamato Brocard) vescovo di Worms (teoria liquidata dal Savigny), il quale scrisse 20 volumi di Regulae Ecclesiasticae, includendo una collezione di locuzioni latine a carattere giuridico ordinate alfabeticamente (dette Brocardica o Regulae Burchardicae). Da qui entrarono poi nell'uso comune grazie alla scuola dei glossatori di Bologna, attiva nei secoli XII - XIII.
Un'altra corrente di pensiero, respinta dal Kantorowicz, fa discendere il termine da una corruzione delle parole pro e contra. La funzione del brocardo, indipendentemente dall'etimologia, consiste nell'enucleare dalle leggi principi, chiamati generalia, ai quali vengono contrapposti le fonti che li suffragano e li contrastano, i pro e contra, appunto.
La prima testimonianza in volgare dell'uso del termine risale al 1314, con Francesco da Barberino:
"Se' tornato Jurista?
Dolce e piana fa vista
e non troppo allegando,
leggi multiplicando.
Né curar di broccardi,
ma cerca y casi e tardi
'adira o far contesa
con chi l'à prima impresa,
ch'uno experto è più dextro
che tu di leggi presto."
Il megametro è un multiplo del metro. Esso viene utilizzato per misurare delle lunghezze grandissime.
Il megamentro, infatti, corrisponde a 1.000.000 di metri.
Quindi possiamo dire che 1 megametro è pari a 1.000 km.
Esso viene abbreviato con la sigla Mm.
Questa unità di misura, chiaramente poco diffusa nella pratica, è usata per misurare le dimensioni dei pianeti.
Si chiama miriametro un multiplo del metro. Più precisamente esso è quel multiplo che corrisponde esattamente a 10.000 metri. Quindi si tratta di un multiplo usato per la misurazione di grandi lunghezze.
Il miriametro viene abbreviato con la sigla Mm.
Pertanto possiamo scrivere che
1 Mm = 10.000 m
Il miriametro non è un’unità di misura riconosciuta dal Sistema internazione di unità di misura e oggi tende a non essere più impiegato.

La cosa bella dell'essere famosi è che, quando annoi le persone, queste pensano che sia colpa loro.
Henry Kissinger
L’idea e’ quella di scrivere un romanzo in cento videoclip. Per questo hanno aperto un gruppo su Facebook (che ha gia’ raggiunto piu’ di 400 adesioni) e postato video su Youtube,[...]
![]()
L’idea e’ quella di scrivere un romanzo in cento videoclip. Per questo hanno aperto un gruppo su Facebook (che ha gia’ raggiunto piu’ di 400 adesioni) e postato video su Youtube, Tiscali e altri siti sociali. Il tutto, per far leggere, vedere e ascoltare la storia del protagonista Gaetano Flores raccontata in un’opera intitolata “Il Silenzio imperfetto“, che, edito da Stampa alternativa, dovrebbe raggiungere gli scaffali delle librerie italiane agli inizi del prossimo aprile. Il gruppo su Facebook e’ stato fondato da Gaetano Flores (si’, proprio dal protagonista della storia) che nella gestione e’ affiancato da Aldo Penna (autore del libro), Gianfranco Scavuzzo (esperto di videoarte), Anna Maria D’arrigo (appassionata di musica) e da un non meglio identificato “Ioriescoavederciilsole Ricette Di Dolci”. Sulla copertina del libro c’e’ (per adesso) la riproduzione di un quadro di Goya del 1792 (esposto al Museo del Prado a Madrid) che ritrae “El Pelele” (The Straw Manikin) fantoccio di paglia usato ludicamente dalle donne spagnole per esorcizzare ed irridere gli uomini.
Il viver bene abita a Trieste. È la provincia-capoluogo del Friuli Venezia Giulia ad aggiudicarsi il primato nella classifica sulla qualità della vita, l'indagine del Sole 24 Ore che mette a confronto il benessere nelle diverse aree italiane, giunta quest'anno alla ventesima edizione. Trieste scalza Aosta (vincitrice nel 2008, sesta quest'anno) ed è tallonata da altre due province del nord, Belluno e Sondrio. In coda scivola Agrigento, preceduta di poche lunghezze da Napoli e Caltanissetta. Nella top ten non entrano Milano e Roma, entrambe però in miglioramento: il capoluogo lombardo è 19ª e la capitale 24ª.
Trieste è al secondo oscar, dopo il primo conquistato nel 2005, mentre Agrigento già aveva occupato l'ultimo gradino nel 2007.
Quanto alle variazioni positive, si distinguono Macerata che sale al quarto posto (+14) e Rimini che avanzando di 29 posizioni entra nella top ten.
Immaginate un hotel di lusso, cinque stelle,
tutti i comfort, lacchè all'entrata e tappeto
rosso. E immaginate che consumi il 60
per cento di energia in meno di qualunque
altro hotel della stesa categoria. Esiste ed è il
Crowne Plaza Copenaghen Tower, aperto
giusto un mese prima del Cop15, il supervertice
di Compenaghen. Il segretario di Stato
americano Hilary Clinton e il presidente
Barack Obama sono ospitati qui. Lusso con
un tocco di “verde ”. Verdi sono le lampade a
basso consumo e i led posti ad illuminare la
hall dal design essenziale. Verdi sono le bottigliette
di shampoo e balsamo dei bagni nelle
366 stanze, fatte di materiale plastico a
base di mais, totalmente biodegradabili, il
cui liquido non contiene tensioattivi. Biodegradabili
sono pure gli spazzolini e le etichette
rigorosamente in carta riciclata e inchiostro
di soya. E il vino? Eccellente, certo
non è di produzione locale, ma paga il prezzo
dell'essere biologico, in bottiglie di vetro
e tappi di alluminio riciclato, spedito via nave
o treno e rigorosamente italiano. “Non
siamo al cento per cento a impatto zero”,
dice Allan Agerholm, direttore dell'hotel
“ma siamo cento per cento intelligenti. La
sostenibilità è fatta di tanti piccoli accorgimenti,
che vanno dalla scelta della fonte di
energia, all'efficienza della struttura,
alla qualità dei prodotti e le garanzie per le condizioni
di lavoro del personale”. E prosegue:
“Bisogna vedere il business nel suo insieme.
Facciamo scelte economiche con coscienza
ecologica e una mente imprenditoriale. E il
risultato è che risparmiamo molto, e quello
che non consumiamo in energia lo investiamo
in prodotti di qualità, come per la ristorazione”.
Geniale e a impatto zero è il sistema del riscaldamento/
raffreddamento: grazie a un insieme
di pompe, mosse da energia eolica,
attinge acqua fredda dal bacino sotto le fondamenta,
la passa nel sistema di ventilazione
dell'hotel e raffredda gli ambienti d'estate. La
stessa acqua, quando si riscalda, viene conservata
in una vasca ermeticamente chiusa
per essere poi riutilizzata durante l'inverno
per il riscaldamento . “Risparmiamo 1.373
tonnellate di CO2 all'anno” dice Frederikke
Tommergaard, responsabile della comunicazione.
Allora il green business è possibile
“c'è un pregiudizio molto forte – p ro s e g u e
Federikke – sulla compatibilità tra fare business
e la svolta ecologica. Se si riuscisse a fa
capire che il motore dell'economia può ridurre
emissioni su larga scala a vantaggio dei
profitti, avremmo cambiato la mentalità e
risolto buona parte del problema globale”.
Sabato 19 dicembre 2009

I l vertice di Copenaghen, l’evento che riunisce i leader
di 192 paesi del mondo, si è aperto il 6 dicembre
e termina oggi. La conferenza sul clima, che sarà determinante
per le scelte che verranno prese nei prossimi
anni, ha affrontato diversi snodi. In principio Cina,
India e Brasile, tre dei paesi più inquinanti al mondo e
con un tasso di emissioni in crescita continua negli
ultimi anni, hanno presentato un accordo che prevede
l’impegno ad operare insieme sui tagli alle emissioni di
CO2. Subito però c’è stato il passo indietro della Cina,
a causa del quale si è parlato di un fallimento del vertice
e non è più stata presentata la bozza d’accordo. Gli Stati
Uniti si sono però detti “disposti a contribuire a un
mega-fondo in cambio di un accordo vincolante”. Lo ha
annunciato il segretario di Stato Hillary Clinton, parlando
di versare 100 miliardi di dollari all’anno fino a
2020 assieme agli altri paesi sviluppati. Le trattative
sono ripartite dal Kyoto track (che vuole sostituire il
protocollo di Kyoto) e dal Long term commitment actions
(inerente al clima in senso stretto, alla lotta alla
deforestazione, a finanziamenti e agricoltura) che sono
rimasti in discussione. Il premier cinese, Wen Jiabao, è
a Copenaghen da mercoledì, mentre ieri è arrivato
anche il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, che
ha dichiarato che “un cattivo accordo sarebbe peggiore
di un mancato accordo”.
Sabato 19 dicembre 2009
Molti di quanti mi danno la solidarietà per quel
che sapete (a proposito: grazie a tutti) mi
domandano: “Ma perché l’altra sera, quando
Vespa ti ha chiamato per replicare a Bondi e
Matteoli che ti additavano come mandante
dell’attentato a Berlusconi, hai rifiutato?”. Immaginano,
gl’ingenui, che io fossi in poltrona a delibarmi “Porta a
Por ta” e che, appena s’è cominciato a parlare di me, lo
squisito conduttore mi abbia raggiunto al telefono per
darmi il diritto di replica. Non è così. E’ bene che si
sappia come il signorino intende il “contraddittor io”.
Intorno alle 18 mi chiama una redattrice del
programma: “Vespa le chiede se vuole intervenire in
trasmissione. Sa, si parla di lei, abbiamo trasmesso
alcuni stralci del suo Passaparola dal blog di Grillo, ci
sono Bondi e Matteoli”. Cado dalle nuvole: avranno
retrocesso “Porta a Porta” al pomeriggio? No, è tutto
registrato. Ciò che si dice nel dibattito lo sanno solo le
persone presenti in studio (dove, comprensibilmente,
non ho mai avuto la fortuna di metter piede: Vespa dice
che preferisce incontrarmi in tribunale, dove – per la
cronaca – mi fece una causa e la perse). Domando alla
gentile collega: “A che cosa dovrei replicare, visto che
non so che cosa si sta dicendo e quali mie frasi avete
estrapolato da mezz’ora di Passaparola?”. La giovine è
imbarazzata: “Posso riassumere io”. Ribatto: “Mi auguro
che abbiate montato una delle tante condanne
dell’attentato disseminate in tutto il Passaparola onde
evitare montaggi tendenziosi. Per il resto, se volete
sentirmi, invitatemi in studio, nelle stesse condizioni
degli altri ospiti. Per ora, cantatevela e suonatevela da
soli”. Scoprirò poi che Vespa mi aveva allestito un
processo in contumacia, dal titolo “Di chi la colpa?”.
Mia, si capisce: per le cose che avrei detto dopo, e non
prima dell’attentato. Chi volesse saperne di più sulla
correttezza professionale di questo individuo non ha
che da leggere Panora ma , house organ della famiglia
Berlusconi dove il conduttore più indipendente e
imparziale della Rai ha una rubrica fissa, edita dalla
Mondadori che gli pubblica i libri e gli mantiene pure
il fratello Stefano, mentre nel governo Berlusconi
lavora la moglie Augusta Iannini, capufficio
legislativo del ministero della Giustizia: tutte le leggi
vergogna partorite da Angelino Jolie passano per le
auguste manine. Nell’ultimo numero l’insetto
stigmatizza la Cassazione per aver osato assolvere
Piero Ricca, reo di aver dato del “buf fone” a
Berlusconi (come la gran parte della stampa
internazionale) e di avergli ricordato l’articolo 3 della
Costituzione. Poi aggiunge che “una parte dei
magistrati ha ingaggiato dal ‘94 col Cavaliere una
partita mortale che non si concluderà mai perché i
processi contro di lui si rigenerano come l’idra a sette
teste”. Capita a diversi imputati che, commettendo
molti reati, subiscono molti processi. Ma, quando
capita a Berlusconi, il suo (e nostro) salariato Vespa
chiama i processi “partita mortale”. Poi aggiunge che
Berlusconi fu “p ro s c i o l t o ” dalle accuse di mafia a
Palermo e di strage a Caltanissetta. E’ falso: la sua
posizione fu archiviata per decorrenza dei termini,
ergo le inchieste possono riaprirsi in qualunque
momento all’emergere di nuovi fatti. Poi racconta, il
Vespa, una lettera in cui “i corleonesi minacciavano
nel ’94 di rapirgli il figlio se non avesse messo a
disposizione una tv”: dimentica che, nella stessa
lettera attribuita a Provenzano, questi prometteva
appoggio politico. Poi conclude con la solita balla:
“Giuseppe Spatuzza smentito da Filippo Graviano”.
In realtà Spatuzza (che si chiama Gaspare) non è stato
smentito da Filippo Graviano: fu l’altro Graviano
(Giuseppe) a parlargli di Berlusconi e Dell’Utri. E poi:
se al processo facevano parlare prima Graviano e poi
Spatuzza, che avrebbe scritto Vespa? Che Spatuzza
aveva smentito Graviano? Ma no che non l’av re bb e
scritto. Il padrone, come il Duce, ha sempre ragione.
Sabato 19 dicembre 2009
Fino al 18 Gennaio 2010 Milano è illuminata dalla più grande installazione cinetica mai realizzata prim, che si propone come una vera e propria sfida tecnologica e artistica (GUARDA IL VIDEO). La grandiosa opera, progettata dall’artista Antonio Barrese e realizzata interamente da aziende italiane, vuole essere sia un omaggio al Futurismo per celebrare il suo centenario che ricorre quest’anno, sia un vero e proprio simbolo di tutta la nazione e della technè milanese, sintesi di arte, design e tecnologia, da cui nasce l'eccellenza di Milano e del Made in Italy.
Il Castello prende vita L'albero di Antonio Barrese è il più alto al mondo: 33 metri di altezza con una base di venti metri per venti e sarà collocato in via Luca Beltrami: da un lato si affaccia sul Castello Sforzesco e dall’altro è visibile dal Duomo, edifici simbolo della metropoli milanese nella quale sono nati l'Arte Programmata, il Design, la Moda, l'Industria d'avanguardia. "Con l’Albero di luce lo spazio antistante il Castello Sforzesco, uno dei luoghi simboli di Milano, prende vita per accogliere un omaggio fatto di luce rivolto ai milanesi e ai turisti in visita in città – spiega l’assessore alla Cultura, Massimiliano Finazzer Flory – l’installazione, interpretando il principio della simultaneità futurista, esprime le potenzialità di un intrigante binomio fra tecnologia e arte con la volontà di costruire un ponte ideale verso il 2015, l’anno dell’Expo, per allestire una nuova e vivace scena urbana capace di dialogare a livello internazionale con le altre realtà metropolitane".
Milano capitale del design "Questa iniziativa è strettamente legata a quell’idea di Milano città della luce che in questi anni stiamo portando avanti nei nostri indirizzi – prosegue l’assessore all’Arredo urbano, Maurizio Cadeo – l’attenzione per il design si è tradotta nel progetto Led, che con la sua illuminazione scenografica contribuisce ad abbellire la nostra città durante il Natale. Sono quindi certo che questa installazione si presenterà ai cittadini come una nuova realizzazione accattivante e particolarmente suggestiva". "L’Albero di Luce – conclude l’assessore lombardo all’Industria, Romano La Russa – costituirà, per chi risiede in città e per chi vi transita, un augurio natalizio davvero speciale, nonché un elogio della genialità e della laboriosità tipicamente meneghine. I colori, la frequenza e le luci creeranno, illusoriamente, il volume di un cono in continuo mutamento".
Fra tecnica e futurismo Il principio di funzionamento è quello di una luce stroboscopica la cui frequenza è variabile da 30 a 120 Hz/secondo, il lampeggiamento non è percepibile, la luce infatti risulta continua, facendo distinguere soltanto tracce luminose sovrapposte. Dal 2010 l’Albero di luce inizierà un percorso internazionale di cinque tappe nelle capitali gemellate a Milano per poi rientrare in città nel 2015, in occasione dell’Expo.
Milano città delle luci Per queste feste, va sottolineato, Milano assume la veste tipica della grandi metropoli europee: calda e accogliente. Da Piazza Duomo con il grande albero di Natale arrivato dalla Val di Fiemme, in Trentino, alle vie commerciali, alle Scala con la facciata che alla sera si anima ci Luci e suoni, diventando un palscoscenico colorato e vivente, ai navigli, agli archi luminosi delle Porte della circonvallazione. Una svolta all'insegna dell'eleganza e del buon gusto, questa, voluta dal sindaco Letizia Moratti, che finalmente riposrta Milano fuori da una dimensione festiva fino a poco tempo fa abbastanza provinciale e vecchia.

Quasi 70 miglia (112,9 chilometri) a ovest di Key West si trova un gruppo di sette isole, composto da barriere coralline e sabbia, chiamato Dry Tortugas. Insieme con le secche e le acque circostanti, essi costituiscono Dry Tortugas National Park. La zona è nota per i suoi famosi uccelli e la vita marina e le sue leggende di pirati e oro infossati. Fort Jefferson, uno delle più grandi fortezze costiere mai costruite, è un elemento centrale. Per chiarire una certa confusione, Dry Tortugas National Park è situato all'interno di Fort Jefferson, che si siede su Garden Key.
Credo che tutto abbia avuto inizio dai gialli. Fu Mondadori, per prima, ad abbinare un colore al genere letterario che all'estero era conosciuto come "detective novel". Era il lontano 1929...
Da quell'epoca, in Italia*, quasi tutti i generi letterari hanno avuto un colore di riferimento:
Quattro colori... beh, diciamo tre e mezzo, visto che noir e nero sono lo stesso colore. Ma che siano tre, o quattro, poco importa. Da essi poi si è sviluppato una intricata ramificazione di sottogeneri che poi hanno conquistato una loro fetta di mercato e ora vivono di vita propria.
Dal giallo sono nati i Thriller, che poi si sono suddivisi in Thriller Psicologici, Thriller Pulp, Legal Thriller, i Polizieschi vecchio stampo e i romanzi Hard Boiled. Senza dimenticare il già citato noir... che personalmente considererei un incrocio tra i gialli e i romanzi neri (ovvero i gotici).
Dal romanzo rosa, che quasi identificherei con gli Harmony, sono nati i sottogeneri giovanili che oggi tanto spopolano. Libri del genere di 3MSC, ma anche libri come I love Shopping. Libri che hanno acquisito un maggior spessore rispetto ai loro "predecessori" ma che comunque continuano ad affrontare la stessa tipologia di argomenti (n.d.r. opinione personale, con nessun desiderio di denigrare una tipologia di testi in confronto ad altri...).
Dal nero (ovvero il romanzo gotico), credo non ci siano dubbi, si è avuto un notevole sviluppo di sottogeneri. Essendo esso basato fondamentalmente sul fantastico, con un orientamento verso il tenebroso, non posso esimermi dal pensare che l'Horror abbia avuto le sue origini proprio da questo genere. Oso dire che pure la Fantascienza ha avuto origini lontane da questo genere (n.d.r. opinione personale...), anche se probabilmente quest'ultimo genere è sorto grazie alla contaminazione culturale di un mondo che stava aprendosi alla tecnologia e a nuove frontiere da esplorare. Il Fantasy anch'esso condivide alcune tematiche con il romanzo gotico, per quanto poi le ambientazioni si discostino e si avvicinino maggiormente alle legende e alle tradizioni tramandate di secolo in secolo più con il linguaggio parlato che con quello scritto.
Ma il nero e i "suoi" sottogeneri hanno una peculiarità unica che non si vede in altri generi letterari. Esso, essi catturano informazioni da tutto ciò che li circonda. Il fatto di avere nel proprio cuore una base fantastica, consente a questi generi letterari di assorbire informazioni e di riproporle in modo fantastico. Ben vengano quindi le antiche tradizioni, la tecnologia, la psicologia, la letteratura epica, il thriller, il romanzo rosa... ogni fonte esterna può essere una fiammella da cui carpire il calore necessario ad alimentare una nuova storia da raccontare.
Il nero, credo io, sorge direttamente dall'anima dell'uomo. Dalle sue paure, dalle sue ambizioni, dai suoi sogni. E' un genere che scava nell'animo umano perché nasce dalle profondità di esso stesso.
Ciò non si trova negl'altri generi, per lo meno nei casi in cui mantengono la loro purezza. Gli altri generi sono più orientati a raccontare storie, a tramandare esperienze, ad arricchire ciò che abbiamo attorno a noi dandogli un po' più di verve e colore.
Se questi generi dipingono il nostro mondo reale, il nero dipinge il nostro mondo interiore.
| Blog: |
| The PolloWeb |
Topics: |
| news, tech, varie |